Un libro può cambiarti la vita…

Un libro può cambiarti la vitaA volte sembra impossibile, eppure un libro può veramente farti guardare la vita da una diversa prospettiva. Osho per me è stato l’inizio del cambiamento.

In realtà il mio primo incontro fortunato è stato con Il Profeta di Gibran. Un libro che ha dato voce all’esigenza di iniziare un viaggio verso un modo di sentire più vicino al mio. Lungo il cammino ho scoperto Bambarèn con Il Delfino che, in modo semplice e favolistico, mi ha fatto capire quanto sia importante coltivare i propri sogni, e come la natura ci possa essere amica nel ritrovare l’energia necessaria per realizzarli. Coelho poi, con i suoi libri, ha alimentato il mio mondo emotivo è l’ha animato di sentimenti.

Ma la svolta è arrivata con Osho e “Il benessere emotivo“. Non era la prima volta che mi avvicinavo al suo pensiero, ma anni prima non riuscivo proprio a leggerlo. Evidentemente non ero pronta. Invece quel giorno c’era qualcosa di speciale, quella copertina chiara, quell’uomo così sereno mi attirava a sé come un magnete.

Ebbene sì è stato amore. Attraverso le parole che dolcemente si srotolavano fra le pagine, Osho mi ha indicato la via per prendere coscienza di me stessa e amarmi. Un amore che esprime la libertà del cuore svincolato dalla mente. Prendere confidenza con noi stessi non è per tutti così scontato. Niente mai è scontato. Eppure alcuni non sentono questa esigenza in tutta una vita.

Questo libro ha segnato un nuovo inizio. Giorno per giorno ho affrontato le mie paure, i miei dubbi, la mia timidezza. Ho dato loro un nome e mi sono ritrovata colma di gioia e di amore. In questi anni è come se stessi rinascendo. Quel libro è stato l’incipit verso un percorso di approfondimento e di crescita. Mi ha rivelato un mondo di emozioni, quelle che avevo represso, ma anche sentimenti forti e positivi.

Grazie a quel libro, che come una coperta di Linus mi portavo sempre appresso, ho conosciuto persone meravigliose che mi hanno avvicinato maggiormente al pensiero di Osho e ad autori come Krishnananda che si ispira ai suoi insegnamenti.

Con una serenità e una libertà mai conosciuta prima, il mio viaggio continua.
Fra qualche giorno sarò per la prima volta all’Osho Festival di Viareggio. Una nuova avventura dove le emozioni saranno tante e l’energia sicuramente splendida.

I libri sono linfa per la mente, emozioni per il cuore. Ne basta uno per cambiarti la vita.

E tu? Qual’è il libro che ti ha aperto un mondo?

Un libro speciale

Una foto : uno scrigno di ricordi e di emozioni

Foto New YorkNelle foto fermiamo minuti della nostra vita che a volte vivono per poco, prima di essere dimenticati nel back up di qualche dispositivo. Nell’epoca 2.0 le condividiamo ovunque, ma è riscoprire le sensazioni vissute che alimenta l’anima.

Una foto è un mondo di emozioni e di ricordi. In questi giorni sto facendo un po’ d’ordine in cassetti reali e virtuali e riguardare le foto mi ha riempito gli occhi e il cuore.

Fino a qualche anno fa, mi nascondevo dietro una cortina di timidezza e non mi lasciavo fotografare. Oggi rimpiango quei momenti perché mi rendo conto che mi sono persa qualcosa d’importante.

Foto Fogo - Capo VerdeComunque, dopo anni passati dietro l’obiettivo a fotografare luoghi stupendi, tramonti mozzafiato, amici ed amori indimenticabili, oggi riscopro un desiderio immenso di ritrovarmi anch’io fra quelle immagini che conservo con tanto amore.

Le foto sono tessere importanti di quel mosaico incredibile che è la nostra vita. La colorano con emozioni e ricordi che tornano vivi ogni qualvolta le rivediamo.

Un giorno il figlio di un’amica diceva: “non importa se hai perso le foto intanto le ho tutte nel mio cuore”. Parole bellissime, ma vere a metà, perché purtroppo la nostra mente a volte ci fa qualche scherzo: i volti sbiadiscono, i dettagli si perdono. E allora?
Allora continuiamo a fotografare. Fermiamo la nostra memoria ed i momenti che viviamo, perché a volte il cuore non basta per ricordare. Ritroviamoci nelle foto e stampiamole!

Sarò antiquata, ma sfogliare un album, toccare le immagini è diverso dal vederle su di un monitor.

Le foto a cui tengo di più le porto con me in borsa, non c’è telefonino che tenga. Sapere che mi sono accanto mi rende serena, come se così fossi più completa.

Ora però voglio anche le “mie” di foto. Sì perché mi sono resa conto di avere fotografato tanto, ma d’essere stata sempre dietro l’obiettivo e ben poco davanti. Mi mancano tanti momenti, forse i più teneri ed affettuosi che forse oggi mi farebbero gli occhi lucidi, ma sono parte della mia vita. Una testimonianza che talvolta serve anche per ricordare quante cose belle abbiamo vissuto.

Le foto sono cariche di sensazioni. Per me sono ricordi, bei ricordi che sono felice esistano, siano parte di me e rivivano in quello che sono, che faccio, che dico. Mi accompagnano nel presente e con serenità mi portano verso il futuro.

Verso altre foto…altri ricordi…

Non credo ci rubino l’anima, ma anzi ogni volta che le guardiamo ce la rendono carica di energia.

E tu che pensi delle foto? Ti piace ritrovarti in esse o preferisci stare dietro l’obiettivo?

Foto spiaggia

Che cos’è un Abbraccio?

AbbraccioL’ Abbraccio è salutare. Aiuta il sistema immunitario, cura la depressione, riduce lo stress e induce il sonno. E’ tonificante, rigenerante e non ha spiacevoli effetti collaterali.

L’ abbraccio non è niente meno che un farmaco miracoloso.

L’ abbraccio e totalmente naturale. E’ organico, naturalmente dolce, senza ingredienti artificiali, non inquinante, ecologico e sano al 100 per 100.

L’ abbraccio è il regalo ideale. Grande per ogni occasione, divertente da dare e da ricevere, dimostra il tuo affetto, arriva con la sua confezione e, ovviamente, è totalmente restituibile.

L’ abbraccio è praticamente perfetto. Non consuma batterie, a prova di inflazione, non fa ingrassare, senza pagamenti mensili, a prova di furto e non tassabile.

L’ abbraccio è una risorsa non sufficientemente utilizzata con poteri magici. Quando noi apriamo i nostri cuori e le nostre braccia, incoraggiamo gli altri a fare lo stesso.

Pensa alle persone della tua vita.

Ci sono parole che vorresti dire? Ci sono abbracci che vorresti condividere? Stai aspettando e sperando che qualcuno altro lo chieda per primo?

Non aspettare!

Inizia!

                                                                            Charles Faraone

 

Credo non siano necessarie altre parole per capire quanto sia forte e potente questo gesto. Ora serve solo fare pratica!

Un abbraccione a tutti!

Abbraccio

(ltraduzione libera del testo)

Un abbraccio può fare miracoli!

AbbraccioL’abbraccio è un gesto semplice carico di un’energia e di un affetto incredibile. Purtroppo per alcuni non nasce spontaneo, forse perché considerato un’invasione quasi intima. Eppure in molte occasioni un semplice abbraccio vale più di mille parole.

Jung, padre della psicanalisi, affermava: “il bambino che non riceve l’abbraccio della madre, che non verrà accolto dal suo amore, il figlio che non ritroverà il calore del ventre che lo ha protetto; ecco per quell’infante sarà molto difficile trovare la forza di divenire uomo forte e magnanimo, pronto a darsi agli altri, disposto ad abbracciare anch’egli la sofferenza e la felicità di chi ama.”

La terapia dell’abbraccio è nota e supportata da studi scientifici che sottolineano come questo gesto istintivo porti notevoli vantaggi fisici e psicologici. Per ottenere dei benefici quotidiani dagli abbracci e stimolare le endorfine (gli ormoni del benessere) ne servirebbero da quattro a dodici.

Un abbraccio riattiva la respirazione, la circolazione, l’apprendimento, lo sviluppo affettivo, il corretto funzionamento ormonale, il rafforzamento delle difese immunitarie, la resistenza allo stress, la formulazione del linguaggio, la maturazione delle connessioni neurologiche (per lo sviluppo motorio e intellettuale) ed endocrine. Senza contare le implicazioni psicologiche: attraverso il contatto si sente che le persone ci accettano e ci amano, il che accresce la nostra autostima.

Abbraccio gratisIn Australia Juan Mann, a sostegno del valore emotivo e psicologico legato a questo gesto, ha lanciato la “Free Hugs Campaign”. Le persone coinvolte portano un cartello con la scritta “Free Hugs” e si rendono disponibili ad offrire, a chi ne avesse bisogno, un abbraccio caldo e rassicurante. Questa originale idea ha inspirato la nascita in tutto il mondo di molteplici “movimenti degli abbracci” a cui ha aderito anche l’Italia.

L’abbraccio è la via del cuore che fa cadere ogni barriera. Grazie ad esso ci si lascia andare all’accettazione di sé e dell’altro con cui si entra in relazione per sperimentare una meravigliosa sensazione di calma e serenità.

L’abbraccio di una madre è anche quello che regala Mata Amritanandamayi, conosciuta come Amma. OvunqueL'abbraccio di Amma vada la piccola religiosa indiana,  trova migliaia di persone che l’aspettano per affondare il capo fra le sue braccia e guarire così dalle loro ansie e dalle loro sofferenze. Un gesto dagli effetti straordinari, simbolo di tutti i progetti umanitari realizzati dall’organizzazione Embracing the World.

L’abbraccio di Amma è un dono prodigioso dalle vibrazioni terapeutiche che ha portato anche alla cura di casi di malattia. Amma e la folla che la segue dimostrano quanto tutti noi abbiamo bisogno di un gesto d’amore e di pace come l’abbraccio.

Per quanto mi riguarda la mia crescita non è stata accompagnata da molti abbracci, ma fortunatamente lungo il mio cammino ho incontrato tante persone speciali che mi hanno insegnato come sia importante esprimere amore e compassione proprio con questo gesto meraviglioso. Ora credo nel potere della terapia dell’abbraccio e cerco di metterla in pratica il più possibile.

Prova anche tu sarai sorpreso dal bene che ti torna. E poi fammi sapere.

Abbiamo bisogno di 4 abbracci al giorno per sop

 

Ansia o Panico? Se la tua vita sta cambiando, non temere è ansia!

Ansia da cambiamentoLo definisci panico, perché ti sembra un disagio anomalo ed enorme, ma quando affronti qualcosa di nuovo ciò che ti assale è ansia. Quella stessa ansia che ti spinge “a cambiare” senza guardarti indietro.

L’ansia si presenta quando affronti maggiori responsabilità nel lavoro o nella vita, come un matrimonio, una nascita o un distacco affettivo.

Quest’ansia impropriamente detta panico, ti fa vivere un disagio interiore che ti disorienta. La sensazione che ti paralizza, nasce dalla paura di fare il primo passo verso il nuovo e lasciare la tua comfort zone, dove tutto sembra sicuro e stabilito.

AnsiaTimori e paure sono naturali ed è proprio grazie ad essi che accetti le sfide. Perciò quest’ansia porta con sé tanti benefici.
Lo so, per chi la sta vivendo sembra impossibile che ci sia qualcosa di positivo. Eppure è da questo stato d’ansia che realizzi una nuova consapevolezza di te stesso, delle tue risorse e dei tuoi punti forza. Inizi a vagliare ogni aspetto, scoprendone molti che mai avevi considerato prima.

Come diceva Einstein “la creatività nasce dall’ansia, come il giorno dalla notte scura”. E’ infatti, in un momento di crisi che cresce quella sorta di “panico” che ci spinge a rischiare e CAMBIARE.

E’ nel chiederti “ed ora che faccio” che la creatività si libera e ti fa guardare le cose da una nuova prospettiva, compresi te stesso e le tue capacità.

Ansia e comfort zoneHo lasciato la mia comfort zone molte volte. Appena sento che il vestito comincia a starmi troppo stretto l’ansia arriva: prima perché le cose non girano come vorrei, poi perché mi chiedo ed ora? Allora si cambia. Ti rivolti come un calzino, rimettendo in discussione tutto o quasi. Nel farlo ti rianimi, l’ansia si allenta e trovi la motivazione ed il coraggio per reinventarti.

In quel momento ti rendi conto che cambiare è come prepararsi per un viaggio: metti tutto sul letto per decidere cosa ti può servire:

  • Decidi la destinazione: i tuoi obiettivi
  • Controlli se i documenti vanno bene per quello che pensi di fare o ti serve un “aggiornamento”
  • Fai una stima di quanto durerà il viaggio
  • Vagli i vantaggi che ne otterai
  • Valuti cosa portare con te
  • Consideri un piano B nel caso tu debba affrontare dei “contrattempi”.

Comincia a fare la tua lista e vedrai che l’ansia a poco a poco se ne va.
Sei pronto a partire? Coraggio, questo viaggio è la tua nuova opportunità!

Sii creativo e Buon viaggio!

Ansia e comfort zone

Attacco di panico: Tu di che panico sei?

L’attacco di pAttacco di panicoanico è di diversi tipi, come le ragioni scatenanti. Di certo non è pazzia, bensì un “alert” spesso positivo che chiede un cambiamento. La necessità di rompere gli schemi che ci stanno stretti per esprimerci liberamente.

Spesso di attacco di panico si parla per enfatizzare una situazione che ha provocato una paura improvvisa ed incontrollata. Chi soffre di attacchi di panico sa che però è ben altro.

Quel calore che nasce dietro la nuca e si diffonde nella testa, tanto che ti sembra di svenire. Un’oppressione al petto e la sensazione di non riuscire a respirare. Quella fame d’aria che ti fa impazzire e non trovi pace. Quel formicolio che ti prende il corpo e poi il viso…ecco un attacco di panico in piena regola.

Ti senti impotente, impaurito l’unica cosa a cui riesci a pensare è che vuoi trovare ARIA. Vuoi che questo disagio immenso passi. Vuoi star bene. Ma più di tutto vuoi qualcuno accanto, che ti prenda per mano. Ti manca l’aria, ma vorresti che ti stringesse forte a sé e ti rassicurasse e ritornasse la calma.

Capita di notte quando dormi pacificamente, o almeno così credi e in un attimo sei seduto sul letto, accendi le luci, apri le finestre e la ricerca spasmodica di respirare profondamente comincia.

Ma anche di giorno in mezzo alla gente, in ambienti stretti, piccoli, affollati una sensazione paralizzante che ti travolge in una confusione mentale incontrollabile.

Cosa succede in quei momenti interminabili nella nostra mente? Cosa scatena tutto questo? Non è ben chiaro, la medicina stessa propone varie cause del cosiddetto DAP “Disturbo da Attacco di Panico”, ma nessuna certezza.

Nasce da una forma di paura, intesa come campanello d’allarme ad una situazione di disagio che deve essere sanata. Quella stessa paura che secondo molti Autori ha permesso all’uomo, sin dalla preistoria, di sopravvivere fuggendo all’attacco delle fiere: quindi una paura positiva.

Raffaele Morelli parla del panico come un’esplosione di energia vitale che vuole ricordarti chi sei, vuole che ti riprendi te stesso. Quando ti capita ti senti disorientato, in quei momenti ricorda che il panico è una scossa che viene a scuoterti per farti rinascere.

Non siamo in pericolo, anzi l’attacco di panico è venuto a salvarci. E’ una forma di ribellione agli schemi e agli obblighi che ci diamo o a cui ci adattiamo, ma che in realtà, non rispondono al nostro mondo emotivo e creativo.

L’attacco di panico è una forma di ribellione a una vita che non ci soddisfa e ci costringe in situazioni che ci limitano. Può essere lo stress, dei legami troppo stretti o la perdita di una sicurezza affettiva. Comunque sia, l’attacco di panico ci esorta ad accogliere noi stessi con i nostri desideri, dando spazio a fantasia e a creatività, innamorandorci della vita.

Respiriamo profondamente e ascoltiamo quel che il nostro inconscio ci ha indicato per fare emergere la nostra vera identità in armonia con la nostra natura.

A volte il panico fa ancora capolino nella mia vita, ma ho imparato che devo solo lasciarmi andare. Cadere in me stessa per ritrovarmi e rinascere.

Prova anche tu …

Attacco di panico addio

 

 

Donne e Educazione: accoppiata vincente per i diritti delle donne!

Donne e Educazione

Donne e educazione sono strettamente legati, perché l’una è nelle mani delle altre. Se vogliamo promuovere una “civiltà” degna di questo nome, i diritti delle donne devono essere un pilastro solido e assolutamente certo, con radici profonde nell’educazione.

Ultimamente sto riflettendo molto sulla donna, i suoi diritti, sui movimenti istituzionali e di piazza che la vedono purtroppo protagonista di un’esplosione di violenza nei suoi confronti. Ho la netta convinzione che un’educazione diversa possa fare la differenza e la responsabilità maggiore è proprio in mano alle donne.

Partendo dall’educazione non solo eventi importanti di discriminazione e di violenza possono diminuire, ma anche atteggiamenti e approcci offensivi non avranno più spazio.

Così come frasi poco felici come questa che qualche sera fa mi ha inorridita:  “…non ci sono più le donne di una volta che ti servivano”, ho sollevato gli occhi dal piatto e non sono riuscita a trattenermi “Wow siamo ancora cavernicoli? Wilma passami la clava..”

Ero fra amici che ritenevo “avanti”  e ahimè non era una boutade, ma un’affermazione convinta, tanto che un’amica si è offerta subito di andare al buffet…Questo è solo un esempio di quei condizionamenti propri di una mentalità maschilista. Non sono femminista, ma credo nella parità e questi sono atteggiamenti che possiamo cancellare solo “educando” anche i più piccoli a guardare il mondo in modo diverso e con rispetto reciproco.

Non serve guardare lontano per capire quanto c’è da fare affinché la discriminazione di genere non esista più e i diritti delle donne siano reali.

Vivere in un mondo “occidentale”, che ha la presunzione di essere “civile”, in realtà cambia poco: basta entrare in un consultorio o semplicemente vedere come ci comportiamo nella vita di tutti i giorni.

Ogni giorno svariate forme di servilismo sono messe in pratica da madri, sorelle, compagne, mogli che per questo non saranno amate di più o riceveranno gratitudine. Per amore noi donne facciamo di tutto…ma non riceviamo sempre amore, bensì umiliazioni, offese se non peggio.

Anch’io a mio modo mi sento colpevole perché a volte ho accettato relazioni poco “sane” come figlia, sorella e come compagna.
Solo ora comincio a ribellarmi a quell’educazione che mi ha portato tanto spesso a chinare la testa, anziché oppormi e ottenere il rispetto che meritavo.

Grazie a un percorso di crescita personale sto diventando più consapevole del mio valore, della mia forza e delle mie risorse. Mi sto rendendo conto che se cambio io, cambia anche l’energia che gira intorno a me: è una legge fisica.

Però ogni volta che vedo una madre stendere il tappeto rosso ad un figlio, vedo un uomo che viene cresciuto nella convinzione che le donne siano “a servizio”, che ciò che fanno è facile e dovuto. Un uomo da cui non ci si potrà aspettare altro che cerchi relazioni secondo il modello materno.

Qui dipende ancora una volta dalla donna: una madre può aver anche fatto qualche errore, ma la compagna può aggiustare le cose anziché assecondare e perpetuare gli errori di “mammà”!

Emerge chiaramente quanto la donna sia il fulcro di tutte le relazioni e come possa influire su di esse creandone di sane ed equilibrate. Per questo è necessario che le donne siano più consapevoli di loro stesse e rompano quella catena di condizionamenti che porta ad essere vittime anziché protagoniste della propria vita. Il peso maggiore dell’educazione è nelle mani delle donne e da lì inizia il vero cambiamento.

Donne e educazione, possono fare veramente la differenza!

Donne e educazione

 

Donne e violenza: è ora di dire basta!

Donne e violenza domesticaDonne e violenza, un binomio che nel 21° secolo persiste e sembra essere indissolubileUna violenza che coinvolge le donne, ma riguarda anche i bambini, entrambe fragili vittime i cui diritti vengono violati e negati.

Nonostante istituzioni e associazioni da decenni lavorino alacremente perché i diritti delle donne siano una conquista reale e non esistano solo sulla carta, le donne restano oggetto di violenze di ogni tipo.

Donne e violenza domesticaLa violenza domestica continua a consumarsi facilmente là dove i condizionamenti di un’educazione discriminante emergono e ci si lascia calpestare. Spesso la forte determinazione che sostiene le donne nell’affermarsi fuori casa, tra le quattro mura domestiche scompare, in nome di sentimenti nobili che fanno abbassare lo sguardo e la voce.

Ma dove c’è violenza, non c’è amore, non ci sono sentimenti “sani”, ma solo paura.

Poco importa aver studiato ed essersi rese indipendenti, in molte di noi sembra scatti qualche paura atavica che ci vuole sottomesse e ubbidienti al volere maschile.

Ogni volta che permettiamo a un padre, a un fratello, a un marito, a un compagno di mancarci di rispetto, di farci sentire inadeguate o un oggetto di proprietà subiamo violenza.

Donne e violenza domesticaQuella violenza che non sempre lascia segni evidenti, quella violenza sottile che si insinua nel nostro animo fino a paralizzarci nel silenzio. Una realtà che ricade sui bimbi e sulla loro crescita, con traumi e disagi, base di futuri comportamenti disturbati o violenti. La responsabilità delle donne non è solo verso loro stesse, di questo dovremmo esserne più consapevoli.

Si parla e si scrive, sempre più, che si devono cambiare quegli schemi comportamentali millenari che hanno posto la donna sotto una forma di controllo che ne annienta l’identità, assoggettandola fisicamente, psicologicamente, economicamente, giuridicamente, politicamente e socialmente.

Credo però, che il cambiamento possa esserci solo se la donna diventa maggiormente consapevole di sè, del proprio valore, delle proprie risorse, della sua stessa forza in quanto donna. Solo così potrà poi crescere uomini e donne come portatori di valori sani, rispettosi della diversità di genere e delle grandi opportunità che ne derivano.

Donne eviolenza: male sottileTroppo spesso siamo pronti ad indignarci per quanto succede in luoghi lontani, ma non vediamo, o non vogliamo vedere, quanto succede nelle nostre vite.
Se ci soffermiamo un attimo a riflettere, credo che ciascuno di noi, a prescindere dal genere, riesca a trovare esempi di piccole e grandi violenze quotidiane che un’educazione diversa potrebbe cancellare dalla nostra vita.

Mai come adesso si sente l’urgenza di un cambiamento che da più parti è invocato e sostenuto.
Forse è arrivato il momento per dire basta alla violenza sulle donne e cambiare veramente.

Il Femminicidio fa notizia per il tempo di uno spot?

femminicidio e violenzaIl femminicidio ormai fa solo notizia e come una meteora poi si disintegra nell’indifferenza.

Anche oggi è stata trovata una donna uccisa, quasi sicuramente dal proprio compagno. Ci indignamo nell’ascoltare il fatto, ma un momento dopo la nostra mente è già altrove.

Io mi metto in cima alla lista di coloro che fino a ieri non si sono chiesti cosa sia il femminicidio e perché questo fenomeno stia crescendo in modo così preoccupante.

All’inizio di giugno però, ho visto per caso il passaggio in TV del concerto a Londra “Sound of Change Live”. Subito l’ho colto solo come un evento musicale come tanti, seppur a favore di una causa importante come i diritti delle donne. Poi, qualcosa è scattato nella mia mente. Negli stessi giorni si parlava della ratifica della Convenzione d’Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica), come tutti sapessero cosa fosse.

Così per curiosità e voglia di saperne di più, mi sono messa su internet e… mi si è aperto un mondo.

Già, un mondo dove nonostante la tecnologia renda raggiungibile ogni angolo della terra, facendo viaggiare le informazioni a una velocità incredibile, le donne continuano ad essere umiliate, offese, violate e uccise per la sola ragione di essere donne.

Una violenza e una discriminazione trasversale, che come ha definito nel suo libro Diana Russel, riguarda donne di qualsiasi età, etnia, livello sociale e culturale.
Nel ’92 la criminologa statunitense ha parlato per la prima volta di femminicidio, affermando che “la colpa delle donne è quella di aver trasgredito al ruolo ideale imposto dalla tradizione, di essersi prese la libertà di decidere cosa fare delle proprie vite, di essersi sottratte al potere e al controllo del proprio padre, partner, compagno, amante …. e per la loro autodeterminazione, sono state punite con la morte.”

Femminicidio e Violenza sulle donneSi parla quindi di “violenza di genere” che sfocia nel femminicidio, ma che interessa anche i minori. Secondo Save the Children, in Italia sono almeno 400.000 le vittime silenziose che soffrono della violenza assistita di genere, cioè di violenze, maltrattamenti fisici, psicologici, economici sulle madri per lo più da mariti e partner, all’interno delle mura domestiche.

Credo tutto questo meriti una riflessione da parte di ognuno.
Gli uomini che generano violenza sono stati cresciuti da donne, pertanto la possibilità di cambiare questa situazione è veramente nelle mani delle donne.

Siamo forti, brave, intelligenti, se vogliamo cambiare il mondo e renderlo migliore cominciamo a cambiare la nostra testa. Scrolliamoci di dosso i condizionamenti in cui siamo cresciute. Rendiamoci consapevoli del nostro valore e del nostro potere, ma anche della responsabilità che abbiamo nel crescere le generazioni future.

Con il coraggio e la nostra determinazione possiamo fare la differenza!

Femminicidio: cambiare tendenza è possibile

Basta al FemminicidioIl femminicidio in Italia sta avendo un’escalation sorprendente. Eppure che ogni due giorni una donna muoia per mano quasi sempre di un “familiare”: marito, fidanzato, ex o padre sta rientrando in una normalità che tale non è.

Mi sembra manchi un’adeguata informazione sui diritti delle donne. Non tutti sanno che da trent’anni molti Stati hanno adottato la Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW), uno strumento internazionale giuridicamente vincolante in materia, ma che gli stessi Stati applicano in modo insufficiente.

I casi di femminicidio aumentano e numerosi movimenti contro la violenza sulle donne, lavorano sempre più per il cambiamento radicale e strutturale della condizione femminile.

Il 25 novembre 2012, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, molte associazioni si sono unite a sostegno della convenzione NO MORE: un richiamo alle istituzioni alla loro responsabilità a fermare con politiche adeguate, la violenza di genere, vera violazione dei diritti umani.

Il 14 febbraio scorso il V-day – movimento di attivismo mondiale per porre fine alla violenza su donne e bambine – ha organizzato One Billion Rising. Un miliardo di persone in 222 paesi ha ballato, cantato e protestato sulle note di “Break the Chain“ di Tena Clark. Eva Ensler, promotrice dell’evento ha detto “Un miliardo di donne violate è un’atrocità, un miliardo di donne che ballano è una rivoluzione, un miliardo di donne che danzano scuoterà la Terra”.

In giugno il concerto “Sound of Change” presentato a Londra da “Chime for Change” – organizzazione no-profit che promuove numerosi progetti per la salute, l’istruzione e la giustizia per le donne e le bambine in tutto il mondo –  ha dato voce alle donne affinché si inizi a parlare di diritti riconosciuti e non più di abusi subiti.

In Italia, Serena Dandini con il suo progetto “Ferite a Morte” fa conoscere il femminicidio, una questione che molti vorrebbero invisibile. Attraverso il blog diffonde notizie sul tema della violenza sulle donne, informazioni su centri di accoglienza e progetti dedicati.

Questi sono alcuni esempi di come in Italia e all’estero le organizzazioni siano attive nel rendere le donne maggiormente consapevoli della loro forza e dei loro diritti.

Per l’Italia la condizione della donna resta un problema politico e culturale. Ciò è emerso anche dal rapporto di Rashida Manjoo (Relatrice Speciale ONU) presentato nel 2012, alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Rashida Manjoo ha affermato che in Italia il femminicidio si attua “in un contesto sociale patriarcale, dove la violenza domestica non viene sempre percepita come un crimine, e le risposte dello Stato non sembrano appropriate e utili”. Servono perciò leggi che proteggano e difendano la donna, ma anche una nuova educazione di genere a partire dalla scuola e che coinvolga la famiglia.

Ad oggi almeno una donna su tre nell’arco della sua vita ha subito una violenza o la subirà e di queste circa il 35% non penserà di denunciarla. In Italia da gennaio sono morte oltre 65 donne. E’ inaccettabile!

Lo Stato deve fare la sua parte, ma anche ciascuno di noi.

Un contributo è partecipare ad eventi e concerti contro il femminicidio e per i diritti umani. Ma l’impegno vero è creare nella vita di tutti i giorni un approccio più sano nel rispetto delle persone.

Se vogliamo che qualcosa cambi non aspettiamo che qualcun altro cominci, ma iniziamo da noi.